La volta scorsa abbiamo iniziato un viaggio tra i personaggi famosi, uomini e donne, che non hanno visto riconosciuto in vita il proprio valore.

Oggi continuiamo parlando di Vincent van Gogh, l’autore dei “Girasoli” e di altri quadri che lo hanno reso, dopo la morte, il pittore olandese più importante dopo Rembrandt e tra gli esponenti più noti della corrente del post-Impressionismo.

Van Gogh nacque nel 1853 a Zundert, una cittadina dei Paesi Bassi al confine con il Belgio, non lontano da Bruxelles.

Conosciamo la sua vita e le sue opere dettagliatamente grazie alle molte lettere, più di seicento, che egli scrisse al fratello Theo, da quando aveva diciannove anni fino alla morte avvenuta a trentasette anni.

La sua esistenza, purtroppo breve, fu caratterizzata da continui spostamenti e problemi economici: in tutta la sua vita l’artista riuscì a vendere un quadro e poté vivere grazie all’aiuto del fratello, l’unica persona che credette sempre in lui.

Dopo l’abbandono degli studi a sedici anni, egli fu commerciante d’arte e poi predicatore religioso, vivendo, oltre che nella sua nazione, pure in Inghilterra Francia e Belgio.

Negli ultimi dieci anni egli si dedicò alla pittura, prima in Belgio, poi nel suo Paese e infine in Francia.

In particolare i dipinti più famosi risalgono agli ultimi due anni della sua esistenza, quando il pittore abitò nel sud della Francia, in Provenza, ad Arles e a Saint-Rémy-de-Provence, per poi trasferirsi vicino a Parigi dove morì.

Arles è nota per il suo anfiteatro romano; oggi è una città di cinquantamila abitanti, alla fine dell’Ottocento era più piccola e contava circa la metà delle persone.

L’artista vi abitò per poco più di un anno, tra il febbraio 1888 e il maggio 1889; qui dipinse alcune versioni dei “Girasoli” e della “Camera di Vincent ad Arles”.

I “Girasoli” di Arles oggi si trovano in vari musei e collezioni private di tutto il mondo: per esempio un quadro è presso la National Gallery di Londra, un altro è stato acquistato da un privato nel 1987 all’asta di Christie’s a Londra per l’equivalente di circa quaranta milioni di dollari dell’epoca.

Pure per quanto riguarda la “Camera di Vincent ad Arles” ce n’è più di una, per la precisione ne esistono tre versioni. Una si trova al van Gogh Museum di Amsterdam nei Paesi Bassi, la seconda è all’Art Institute di Chicago negli Stati Uniti, la terza è al Musée d’Orsay di Parigi.

Il suddetto museo di Amsterdam è stato inaugurato nel 1973 e raccoglie la maggior parte delle opere del pittore.

Sempre durante il soggiorno ad Arles egli si tagliò un orecchio e in seguito a questo fatto drammatico fu ricoverato per alcuni periodi presso l’ospedale della città.

L’edificio dove l’artista fu degente è stato un ospedale fino agli anni Settanta del Novecento per poi cambiare destinazione; adesso è un centro espositivo cittadino intitolato proprio al grande maestro dell’arte.

Saint-Rémy-de-Provence è un paese nei pressi di Arles che oggi conta diecimila abitanti; qui è nato il medico e astrologo Nostradamus nel Cinquecento e sempre qui van Gogh fu ospite volontariamente di una casa di cura dal maggio 1889 al maggio 1890.

Nonostante la difficile situazione che stava attraversando, egli continuò la sua attività creativa: a questo periodo risale “La Notte stellata”. L’opera, dopo essere appartenuta a vari privati, dal 1941 si trova a New York presso il Museum of Modern Art.

Nel maggio 1890 l’artista, su consiglio del fratello Theo, andò a vivere a Auvers-sur-Oise, vicino a Parigi dove dipinse il “Ritratto del Dottor Gachet”, il dottore che avrebbe dovuto curarlo.

Purtroppo dopo poche settimane, a luglio, Vincent morì.

Il quadro appena menzionato col tempo è diventato uno dei più cari al mondo; nel 1990, un secolo dopo essere stato realizzato, fu venduto all’asta di Christie’s a New York per circa ottanta milioni di dollari dell’epoca.

Theo, che viveva a Parigi ed era sposato con un figlio, morì l’anno successivo. Nel 1914 la moglie decise di spostare le sue spoglie in una tomba accanto a quella del fratello.

Da allora entrambi riposano nel piccolo cimitero di Auvers-sur-Oise.

Johanna van Gogh-Bonger, moglie di Theo e cognata di Vincent, svolse un ruolo determinante nella affermazione postuma del pittore, pubblicando le lettere al fratello, traducendole in inglese e organizzando esibizioni dei suoi dipinti.

Armando Guida

 

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Autore: Angela Marie from NRW/Germany

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