Il clan Casamonica è un’associazione criminale attiva a Roma. Per gli inquirenti essi sono dediti soprattutto all’usura, all’estorsione e allo spaccio di stupefacenti: negli anni scorsi sono stati al centro di alcuni casi che hanno occupato le cronache giudiziarie della capitale e pure quelle nazionali.

Nel 2015 ci fu il funerale sfarzoso di un esponente di punta con il feretro in una carrozza trainata da cavalli, la musica del film “Il Padrino” e un elicottero che spargeva petali di rose sui presenti.

Nel 2017 un affiliato del clan colpì con una violenta testata un giornalista di una trasmissione Rai e poi aggredì pure l’operatore che stava riprendendo con la telecamera.

Nell’aprile 2018 due uomini della suddetta organizzazione entrarono in un bar e aggredirono il barista, poi una cliente disabile, infine devastarono il locale, perché volevano essere serviti per primi.

Nel novembre del 2018, grazie al lavoro della sindaca di Roma Virginia Raggi e dei magistrati, sono state demolite otto ville abusive della famiglia in questione e in seguito sono avvenute altre demolizioni di abitazioni abusive.

Nel 2019 una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il clan Casamonica è “un’associazione di stampo mafioso”.

La squadra mobile di Roma, con a capo il Dottor Luigi Silipo, da alcuni anni sta mettendo sotto la lente di ingrandimento e portando anche in carcere molti uomini di questa organizzazione malavitosa.

Il Dottor Silipo nel 2020 ha rilasciato un’intervista a “Radio Radio” in cui ha spiegato che le caratteristiche dei Casamonica “sono la tracotanza, il sentirsi superiori e anche l’esibizionismo: dimostrare tante spese, ostentare la propria forza e ricchezza, mostrare al pubblico il proprio potere.

Questo clan è un unico nel suo genere: non è piramidale, ogni famiglia gestisce i suoi affari. Le varie famiglie sono estremamente pericolose perché, quando si sentono attaccate dall’esterno, si uniscono e contrattaccano, diventando così un esercito enorme”.

Il giornalista e conduttore televisivo Massimo Giletti dal luglio 2020 vive sotto scorta per avere indagato sulle scarcerazioni dei boss per l’emergenza Covid; lo scorso febbraio durante una puntata di “Non è l’Arena”, la trasmissione che conduce su LA7, ha parlato di un altro argomento scomodo, i Casamonica.

Giletti ha cominciato con una domanda: “Roma è in mano alla criminalità?”

Insieme a lui c’erano, come ospiti, il magistrato Alfonso Sabella e il giornalista Nello Trocchia. Giletti ha fatto ascoltare alcune intercettazioni della squadra mobile di Roma, nella prima i Casamonica dicono di essere la famiglia più importante della criminalità della capitale.

Il Dottor Sabella ha affermato che essi non controllano “tutta la capitale perché è un territorio troppo vasto, ma sicuramente una quota di questo territorio, mettendo in atto soprattutto il reato dell’usura”.

“Prestare soldi a interessi pazzeschi” – ha spiegato Giletti.

“L’usura – ha continuato il magistrato – porta via il denaro e i beni delle persone e quindi permette di prendere in proprietà le persone. Contrastare questo reato è complicato, le vittime non denunciano” perché hanno paura.

Il Dottor Sabella ha fatto una considerazione. “In questo Paese se commetti una rapina e sei un mafioso c’è un’aggravante specifica che sposta molto in alto i termini di pena, se commetti un’estorsione e sei un mafioso c’è un’aggravante specifica, se fai l’usura e sei un mafioso non c’è un’aggravante specifica. Perché? L’usura è uno dei reati tipici delle associazioni mafiose”.

Poi il magistrato ha lanciato un appello per contrastare le attività criminali. “L’abolizione del denaro contante è una misura che può sembrare molto forte, ma io credo che da qui a qualche anno sarà indispensabile. Aboliamo il contante e avremo risolto molti di questi problemi”.

Il giornalista Trocchia ha detto che i Casamonica sono l’organizzazione mafiosa “più potente del Lazio, per quarant’anni sono stati sottovalutati, considerati come bulli di periferia, ladri di galline, un clan minore e intanto crescevano da un punto di vista criminale, occupando varie aree della città”. Essi “parlano una lingua incomprensibile, un impasto tra l’abruzzese e il sinti che nessuno capisce. Gli interpreti in grado di tradurre questa lingua non vogliono farlo”.

Il Dottor Sabella conferma: “Gli interpreti rischiano ritorsioni, non sono protetti e sono pagati pochi euro, si fanno i conti in tasca e non conviene”.

Giletti ha affermato che “per molto tempo abbiamo visto i Casamonica come un fenomeno folcloristico. C’è un vincolo di sangue che unisce tutti gli appartenenti al clan”, non c’è quasi nessun pentito al suo interno “e quindi è complicato per le forze dell’ordine penetrare questo sodalizio criminale fortissimo”.

Armando Guida

 

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Autore: sv1ambo

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