Ai primi di febbraio i mezzi di informazione hanno parlato di una notizia accaduta a Napoli. Un avvocato italiano di origini nigeriane ha dichiarato che quella mattina era al Tribunale per i minorenni per assistere una donna immigrata e sua figlia in una causa per il rilascio del permesso di soggiorno. All’inizio dell’udienza la giudice onoraria, una psicologa, dopo avergli detto di mostrare il tesserino, gli ha chiesto: “Dunque tu sei avvocato?” Alla risposta affermativa la giudice ha domandato: “Avvocato con la laurea?”

Il legale, che è consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, ha affermato che l’episodio “è grave di per sé, perchè si dà del tu a una persona sconosciuta, dopodiché è ancora più grave perché rappresenta un pregiudizio che non dovrebbe esserci, soprattutto all’interno di un Tribunale per i minorenni. Ritengo questa persona non idonea a svolgere un’attività che incide sulla capacità genitoriale delle persone e soprattutto sulle vite dei minori.

In quel momento non ho potuto reagire perché il bene supremo da tutelare era la trattazione di quella causa e quindi ho dovuto anteporre l’interesse della mia assistita con la sua bambina al mio interesse, di persona lesa da un retropensiero discriminatorio, di pregiudizio.

In passato era già accaduto qualche altra volta che avevo dovuto mostrare il tesserino, ma non avevo mai trovato nessuno che perseverasse nel chiedermi i titoli che io ho meritato di avere. In questo caso non voglio parlare di razzismo, perché il razzista si sarebbe limitato ad accertare il tesserino e poi magari avrebbe fatto un provvedimento negativo. La perseveranza nel chiedermi i titoli rappresenta l’inadeguatezza di una persona che giudica la vita delle altre persone”.

Il giorno dopo i due protagonisti della vicenda si sono incontrati di nuovo e si sono chiariti reciprocamente alla presenza della presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli, del presidente dell’Ordine degli Avvocati della città e del presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione.

L’avvocato ha detto che nota tre tipi di reazione quando i suoi interlocutori vengono a sapere qual è la sua professione: “una reazione ironica, di stupore oppure di negatività nei miei confronti”. Egli ha percepito che “la dottoressa in questione di fondo non fosse razzista, come potrebbe apparire, però ha avuto una reazione di forte stupore che non dovrebbe esserci. Ormai viviamo in una società multietnica e dobbiamo imparare a convivere tra le diverse etnie e a non stupirci più della diversità di pelle o delle caratteristiche fisiche”.

La giudice onoraria ha risposto che non ha avuto alcuna intenzione di offenderlo ed entrambi si sono trovati d’accordo nel definire l’episodio “un errore di percezione”.

Al termine dell’incontro in una nota “tutti i presenti hanno ribadito il proprio personale impegno a evitare che possano verificarsi in futuro situazioni tali da ingenerare, anche involontariamente, il dubbio sia riguardo alla sussistenza di sentimenti od opinioni discriminatorie nell’amministrazione della giustizia, sia riguardo alle competenze dei giudici onorari”.

Armando Guida

 

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Autore: User:Avjoska

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