Il 25 novembre

Lo scorso 25 novembre si è svolta la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il “Corriere della Sera” tra le altre persone ha intervistato Alessandra Faranda Cordella,  già questore di Asti e da pochi mesi di Lucca, tra le quattordici donne in tutta Italia che attualmente ricoprono questo incarico. Il questore è un alto dirigente della Polizia di Stato e opera su base provinciale.

La Dottoressa Faranda Cordella ha detto che lavora da trentasei anni nella Polizia di Stato, la prima forza di polizia a introdurre al suo interno le donne. Il suo percorso è stato come quello degli uomini, senza nessuna discriminazione e senza nessuno sconto, ma con in più la fatica e i sacrifici dovuti al fatto che “è in capo alle donne molto del peso della cura familiare”.

Per il questore la violenza di genere non comprende solo i maltrattamenti in famiglia, ma per esempio pure la discriminazione nell’attività lavorativa e nella retribuzione economica: “è un fenomeno complesso, un iceberg molto grande di cui vediamo solo la punta e quindi va affrontato da molti punti di vista”.

La Dottoressa Faranda Cordella afferma che la psicologia di una donna maltrattata è molto particolare. Nel timore di denunciare c’entrano molte cose: la paura di fare del male al proprio compagno, il timore del giudizio della famiglia, il timore che possono portare via ai figli, il timore di non avere più dei mezzi di sostentamento, perché molte donne ancora non lavorano e quindi dipendono economicamente dal proprio partner. “È faticoso fare questo passo, soprattutto quando ci sono dei figli”.

Tuttavia in questa fase storica c’è la possibilità di aiuto. “La situazione è molto diversa rispetto agli anni novanta, novantacinque in cui davvero per un poliziotto era una fonte di stress fortissimo il fatto che il sabato pomeriggio si presentasse una donna con dei bambini che aveva deciso all’improvviso di andarsene di casa, perché la società non era strutturata per dare assistenza”. La violenza di genere in questi anni non è diminuita, però c’è stata un’evoluzione della società. Molte donne sono riuscite a ricostruirsi una vita grazie all’aiuto della Polizia di Stato e della rete che è sottesa a questo tipo di fenomeno, costituita da medici, psicologi e mediatori culturali.

Il  questore aggiunge che ognuno deve fare la sua parte.”Tante volte il cittadino sente nella casa accanto delle cose che gli sembrano strane, ma preferisce non sentire perché sembra che il problema sia soltanto di quella famiglia. Invece è importante sollevare il problema da parte delle amiche, dei parenti e dei vicini di casa”.

Infine la Dottoressa Faranda Cordella lancia un messaggio alle donne vittime ogni giorno di violenza: “Da donna e da poliziotto posso dire: denunciate. Se il vostro partner danneggia le vostre cose, maltratta i vostri animali, vi tiene fuori dal circuito delle vostre amicizie o dei vostri familiari, vi impedisce di lavorare, questo non è amore”.

Armando Guida

Foto nell’articolo:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:WDG_-_March_for_Elimination_of_Violence_Against_Women_in_Rome_(2018)_2.jpg

Autore: Camelia.boban

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