L’incendio della ThyssenKrupp

Nelle scorse settimane si è ritornati a parlare dell’incendio dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino del dicembre 2007, dopo che si è saputo che i due dirigenti tedeschi corresponsabili dell’incidente sconteranno la pena in regime di semilibertà. L’incendio è una delle tragedie sul lavoro di cui si è parlato di più in questi anni nel nostro Paese: durante un turno di lavoro furono coinvolti otto operai, sette morirono nei giorni successivi in seguito alle gravi ustioni riportate. L’ottavo operaio che aveva subito ferite minori riuscì a sopravvivere e successivamente ha ricoperto per due legislature l’incarico di deputato, portando avanti soprattutto tematiche riguardanti il mondo del lavoro e in particolare la sicurezza sul lavoro.

Dopo l’incidente lo stabilimento ThyssenKrupp di Torino non ha più riaperto. A febbraio 2008 in tempi molto rapidi il pubblico ministero Raffaele Guariniello concluse l’inchiesta. A luglio 2008 i familiari delle sette vittime accettarono il risarcimento da parte dell’azienda di circa tredici milioni di euro complessivi, rinunciando in cambio a costituirsi parte civile nel processo. Nel gennaio 2009 iniziò il processo in Corte d’Appello: durò oltre sette anni nei suoi tre gradi di giudizio fino alla Corte di Cassazione, concludendosi nel maggio 2016.

L’Amministratore delegato e cinque dirigenti del gruppo ThyssenKrupp di Torino furono condannati a pene tra i nove e i sei anni di carcere, perché sapevano che le misure di sicurezza nella stabilimento erano inadeguate e non intervennero. La sentenza fu subito esecutiva per i quattro dirigenti italiani, mentre per il quinto e l’amministatore delegato, entrambi tedeschi, i tempi si sono allungati perché entrambi avrebbero dovuto scontare la pena nel loro Paese, in accordo con le leggi di cooperazione giudiziaria internazionale.

In Germania per il reato di omicidio colposo è previsto un massimo di cinque anni. Lo scorso 17 giugno è giunta la notizia che i due dirigenti hanno ottenuto la semilibertà, cioè andranno in carcere, ma solo di notte, di giorno potranno lasciarlo per andare a lavorare. I giudici tedeschi hanno disposto così perché tutti e due non hanno precedenti penali, non c’è il pericolo di fuga e adesso hanno responsabilità diverse e quindi non c’è il rischio di reiterazione del reato.

La notizia ha suscitato la rabbia e le proteste dei familiari delle vittime, che lo scorso giugno sono stati ricevuti in Tribunale dal procuratore generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo. Essi hanno detto: “Siamo in Europa, ma la pena non viene scontata. Se non vanno in galera loro non andrà in galera nessuno, sono dei delinquenti, degli assassini e non meritavano di lavorare ancora per la Thyssen. Le morti sui luoghi di lavoro restano così impunite”.

Il procuratore generale di Torino ha affermato che i due dirigenti non potevano scontare la pena in Italia e che non possiamo dire ai tedeschi come eseguire le pene. A un giornalista che gli domandava se questa è un po’ una sconfitta per la giustizia egli ha risposto: “La giustizia di sconfitte ne subisce tante, è stato un percorso a ostacoli e arrivati all’ultimo forse il risultato é stato meno importante di quanto ci aspettassimo”.

Qual è il giudizio su tutta la vicenda di Raffaele Guariniello, il pubblico ministero dell’inchiesta ThyssenKrupp e uno dei magistrati più conosciuti in Italia pure per altre inchieste? Il Dottor Guariniello, che oggi è in pensione, in questi anni e pure adesso ha rilasciato dichiarazioni sull’argomento: eccone alcune.

In un’intervista a “Repubblica” del 2016 egli affermò che per le vittime della Thyssen per la prima volta non sono stati cercati i capi officina, ma gli amministratori delegati, i dirigenti, cioe coloro che hanno veramente le resposabilità. “L’abbiamo fatto per imprimere un cambiamento non solo giudiziario ma anche culturale. E sono convinto che abbiamo lasciato il segno”.

Nel 2017 in un’intervista a “Famiglia Cristiana” l’ex pubblico ministero disse che la prescrizione è un dramma (quando un reato non è più perseguibile dopo che è passato il tempo stabilito dalla legge). Il processo ThyssenKrupp non si è prescritto perché le indagini dell’inchiesta sono state veloci, sono durate due mesi e mezzo grazie alla specializzazione di Guariniello e della sua squadra su materie complesse come le morti sul lavoro, specializzazione che però non è possibile nelle procure più piccole. Per risolvere questo problema il magistrato proponeva di istituire una procura con poteri di indagine su tutto il territorio nazionale, specializzata in sicurezza del lavoro, problemi ambientali e tutela del consumatore.

Nella stessa intervista il Dottor Guariniello consigliava alle vittime nei processi penali di accettare il risarcimento, rinunciando in cambio a costituirsi parte civile, come è avvenuto nella vicenda della Thyssen, in considerazione del fatto che i processi penali sono lunghi, dall’esito incerto e possono proseguire anche senza parte civile.

Lo scorso 17 Giugno, appena si è saputo che era stata concessa la semilibertà ai due dirigenti tedeschi, il magistrato ha detto al “Corriere della Sera”: “Passare la notte in carcere è comunque una pena. Comprendo tutto, ma personalmente voglio considerare tutti gli aspetti della questione: i due condannati non sono a piede libero”.

Le notizie più recenti sono che uno dei due dirigenti ha cominciato a scontare la condanna, mentre l’ex amministratore delegato ha presentato ricorso alla Corte costituzionale federale tedesca e l’esecuzione della sua pena è stata sospesa per un periodo di tempo fino a sei mesi.

Armando Guida

Foto nell’articolo: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Texture_Fire.jpg

Autore: Virginie Moerenhout

This file is licensed under the Creative Commons Attribution 2.0 Generic license.

0 comment
0

Puó anche interessarti

Leave a Comment

Istro utilizza cookie per fornire la necessaria funzionalità del sito e migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando la navigazione su questo sito, accetti la nostra Privacy Policy e l'informativa sui Cookies Accetto Leggi di piu'

Privacy Policy & Cookies