Una famiglia omogenitoriale

Nei giorni scorsi una famiglia omogenitoriale è andata in un parco acquatico vicino a Torino per trascorrere una giornata in allegria. Nella società di oggi la famiglia tradizionale (papà e mamma sposati) è uno dei possibili nuclei ed è in diminuzione. Esistono pure altre realtà, come per esempio le famiglie “allargate” (i genitori hanno figli da precedenti relazioni) e omogenitoriali (due papà o due mamme).

Nell’episodio di cui hanno parlato i giornali e che stiamo raccontando, due padri con i loro due bambini di alcuni anni si sono presentati alla biglietteria del parco acquatico. Dopo avere letto il regolamento della struttura i papà hanno chiesto lo sconto famiglia. La risposta sarebbe stata: “voi non siete una famiglia, non siete una coppia” e che in molti potrebbero fingersi una coppia omogenitoriale. I padri hanno deciso di non rimanere a discutere e sono andati via; successivamente hanno raccontato l’episodio alla Uil Diritti di Torino che lo ha fatto conoscere alla stampa.

Secondo il sindacalista che ha seguito la vicenda, la risposta data in biglietteria non è per niente convincente, è discriminatoria: “c’è da chiedersi se alle coppie eterosessuali chiedano il certificato di matrimonio”. Nei giorni seguenti la direzione del parco acquatico si è scusata con la famiglia per l’accaduto, dicendo che c’è stato “un difetto di comunicazione interna” e non una volontà discriminatoria e l’ha invitata a ritornare. Inoltre è stata accolta la proposta della comunità omosessuale di Torino di organizzare a bordo piscina un corso di formazione per il personale della struttura sui temi e in particolare sui diritti che riguardano le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender (Lgbt).

Oggi in Italia qual è la situazione giuridica delle famiglie omogenitoriali?

La legge Cirinnà del 2016 riconosce l’unione civile tra persone dello stesso sesso e maggiorenni, da svolgersi alla presenza di un ufficiale di stato civile (il Sindaco o un suo sostituto) e di due testimoni. L’unione civile si differenzia dal matrimonio per due aspetti principali: non è possibile l’adozione del figlio del compagno o della compagna e non c’è l’obbligo di fedeltà tra le parti. Per quanto riguarda l’adozione del configlio, questa legge, pur lasciando un vuoto normativo, permette ai giudici di decidere caso per caso. Fino ad oggi sono avvenute sentenze positive in questa materia a Torino, Milano, Firenze e Palermo.

Infine la legge Cirinnà, oltre a regolamentare le unioni civili, disciplina pure i contratti di convivenza. Due persone che convivono, sia eterosessuali che omosessuali, (una coppia di fatto) che non vogliono il matrimonio o l’unione civile, ma che vogliono una maggiore tutela giuridica, possono sottoscrivere un contratto di convivenza con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato. Il professionista provvederà a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.

Armando Guida

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