Il Disegno di Legge sugli affidi in Piemonte

La notizia di oggi è locale, ne parlo perché nei giorni scorsi è andata pure nelle cronache nazionali. Dal 2016 il Comune di Torino è amministrato dal Movimento 5 Stelle, mentre dal 2019 la Regione Piemonte è guidata da una giunta di centro-destra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia). Da alcuni mesi la Giunta regionale sta lavorando a un disegno di legge che vuole ridurre il numero degli allontamenti dei minori dalle famiglie di origine.

Contro la proposta ci sono alcune forze politiche tra cui il Partito Democratico e i 5 Stelle e poi si è formata un’area variegata che raccoglie, tra gli altri, sindacati, assistenti sociali, psicologi,  avvocati e cittadini: tutti insieme si sono ritrovati lo scorso 15 febbraio in una piazza di Torino per manifestare. Poco dopo l’assessore regionale alle Politiche sociali e ai Bambini che ha presentato il disegno di legge, Chiara Caucino della Lega, ha affermato: “Non accetto critiche da donne che non hanno figli, forse prima di parlare dovrebbero passare per quel sacro vincolo”.

La vicenda è diventata nazionale perché molti giornali hanno riportato le sue parole e le polemiche che ne sono seguite. Vediamo dunque di capire un po’ meglio quali sono i termini della questione. Come dice lo stesso nome del disegno di legge, “Allontanamento Zero”, la Giunta regionale piemontese vorrebbe restringere i casi in cui è possibile togliere un minore dalla sua famiglia, per esempio non sarà più possibile per povertà. Le famiglie in difficoltà verranno aiutate direttamente con sostegni di tipo economico e specialistico e si ricorrerà agli affidi solo quando non se ne potrà fare a meno.

Le  persone contrarie a questo disegno di legge regionale hanno costituito un comitato che si chiama “Zero Allontanamento Zero”, l’esponente più conosciuto è il Sindaco di Torino Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle. Le loro argomentazioni si basano sul fatto che gli affidi vogliono alleviare situazioni familiari complesse, permettendo al minore di continuare a vivere in un ambiente costruttivo. Inoltre non sono gli assistenti sociali che decidono gli affidi, ma è l’autorità giudiziaria.

Armando Guida

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