Una nuova epidemia

Qualche settimana fa ho scritto che la nostra vita è personale e sociale contemporaneamente: personale perché l’esistenza di ciascuno di noi è diversa da quella di chiunque altro, sociale perché per poter vivere abbiamo bisogno di tutte le altre persone (articolo qui).

Da alcuni giorni la notizia principale sui mezzi di informazione è la diffusione in Cina e, per ora, in minor misura in tutto il mondo di una nuova epidemia chiamata coronavirus. Le epidemie hanno accompagnato la storia dell’uomo fin dall’antichità e quest’ultima ci ricorda ancora una volta quanto è importante il lavoro dei dottori per sconfiggere le malattie. Quando i medici appaiono spesso in televisione e sui mezzi d’informazione non è un buon segno: vuol dire che c’è più bisogno del loro aiuto e quindi ci sono dei particolari problemi di salute pubblica. La coppia di turisti cinesi, i primi ad aver contratto il coronavirus in Italia, sono stati ricoverati all’Istituto Spallanzani di Roma, specializzato nella cura delle malattie infettive. Sempre qui lavorano le scienziate che, tra le più veloci al mondo, hanno isolato il nuovo virus.

Come per i dottori, se nelle notizie del giorno si parla spesso dei militari non è positivo, vuol dire che stanno svolgendo dei compiti che vanno oltre l’ordinario e quindi ci sono delle criticità. Pochi giorni fa cinquantasei italiani che si trovavano in Cina sono stati rimpatriati in seguito al diffondersi del contagio e adesso stanno trascorrendo la quarantena nella città militare della Cecchignola, nella capitale. La quarantena è un periodo di isolamento a cui possono essere sottoposti persone e animali per vedere se sviluppano una malattia: in passato durava quaranta giorni, per questo si chiama così, oggi la durata è variabile a seconda delle circostanze. Nel caso specifico era stato detto che la quarantena sarebbe durata due settimane, poi però dopo pochi giorni una delle cinquantasei persone è risultata positiva al coronavirus ed è stato deciso per i restanti di ricominciarla di nuovo, sempre per due settimane.

Adesso vorrei dire qualche parola di più sui due luoghi appena menzionati. L’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani è nato nel 1936 e non cura solo, ma si occupa anche di ricerca come abbiamo visto nei giorni scorsi. È stato scelto questo nome per ricordare il religioso e scienziato emiliano vissuto nel Settecento. La Cecchignola, invece, è una piccola città dove abitano alcune centinaia di militari e si è sviluppata a partire dal dopoguerra per successivi ampliamenti.

Armando Guida

 

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