Pedoni, ciclisti e mezzi pubblici

Recentemente avevo scritto un articolo sul problema dello smog nelle città soprattutto della pianura padana e sulle misure adottate dai sindaci per limitare l’uso dei veicoli (articolo qui). Tra le altre cose dicevo che nei centri storici è più semplice non usare l’automobile, mentre quando si esce al di fuori diventa più difficile. Adesso vorrei aggiungere alcune considerazioni.

Sicuramente oltre la cerchia delle mura le distanze aumentano, le strade sono costruite senza considerare molto le esigenze di pedoni e ciclisti e non sempre i luoghi sono raggiungibili con mezzi pubblici frequenti. Però quando le condizioni esterne lo permettono e i tragitti sono brevi, perché spesso preferiamo utilizzare l’auto? Mancanza di tempo, pigrizia e poi forse bisogna ammettere che nell’immaginario collettivo spostarsi in città senza la macchina è considerato una mobilità di serie b, perché è il modo più economico, alla portata di tutti.

È vero che quando vediamo una persona che cammina o pedala ai lati di un’arteria cittadina o che prende l’autobus ci domandiamo: lo fa per scelta ambientale (inquinare di meno), per motivi salutistici (muoversi di più) o più semplicemente perché non può permettersi altro? È pure questa considerazione che non consente una maggiore diffusione di mobilità ecologiche?

Armando Guida

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