Non è mai troppo tardi…

 “Non è mai troppo tardi” è un’espressione che a volte si usa in situazioni difficili per fare coraggio a se stessi oppure a un’altra persona. Proprio questa espressione venne scelta come titolo di una famosa trasmissione televisiva della Rai degli anni Sessanta, un programma di servizio che permise  a molti italiani analfabeti, soprattutto anziani, di imparare a leggere e a scrivere. Il conduttore era Alberto Manzi, un maestro di una scuola elementare di Roma.

La scenografia del programma era semplice, ricalcava la struttura di una classe scolastica, con l’insegnante, la lavagna e gli alunni, che in verità non erano più bambini, ma adulti con i volti induriti dalle fatiche della vita, che però non avevano perso la cosa più importante e cioè la voglia di imparare. E poi naturalmente c’era la platea più vasta che erano tutte le persone che seguivano il programma da casa. Il Maestro Manzi quando spiegava una nuova parola di solito iniziava disegnandola alla lavagna con il gesso, senza dire quale era in modo da incuriosire il pubblico e vivacizzare così l’apprendimento, solo dopo  diceva la parola e la scriveva.

“Non è mai troppo tardi” fu trasmesso per quasi dieci anni dalla Rai, dal 1960 fino al 1968 e andava in onda a cadenza settimanale, il martedì nel tardo pomeriggio per mezz’ora. A differenza di quanto avviene oggi nella televisione italiana dove spesso i programmi sono la trasposizione di un programma estero, nel caso di “Non è mai troppo tardi” avvenne il contrario: l’idea innovativa di alfabetizzare la popolazione con un programma televisivo fu realizzata prima in Italia e successivamente venne esportata in molti altri Paesi del mondo. Manzi non fu mai pagato dalla Rai perché continuò a ricevere il suo stipendio di maestro elementare. La Rai gli pagò solo le camicie che sporcava con il gesso durante le spiegazioni.

Diciamo adesso alcune parole in più sulla figura del maestro di “Non è mai troppo tardi”. Alberto Manzi era nato a Roma nel 1924; nell’immediato dopoguerra, poco più che ventenne, aveva cominciato a insegnare in un carcere minorile romano. In un’intervista il maestro ha raccontato che la prima volta che arrivò i detenuti, che erano tutti ragazzi poco più giovani di lui, gli dissero che avrebbe potuto tranquillamente leggere il giornale o fumare una sigaretta perché non avevano voglia di studiare. Manzi rispose che non poteva perché era pagato, anche se poco, dallo Stato per insegnare e quindi avrebbe fatto lezione.

La metà degli Anni Cinquanta, e cioè poco tempo prima della trasmissione, è un periodo importante della sua vita. Manzi, che ha trent’anni ed è laureato pure in Pedagogia e Filosofia, comincia ad insegnare come maestro in una scuola elementare di Roma, pubblica il romanzo per ragazzi “Orzowei”, da cui sarebbe stata tratta più tardi una serie televisiva e inizia ad andare ogni estate in America Latina, impegnato per circa vent’anni in un progetto di alfabetizzazione e di aiuto sociale nei confronti di alcune popolazioni locali.

Era questa la vita di Manzi quando venne scelto dalla Rai tra molte altre persone per condurre il programma “Non è mai troppo tardi”. Dopo questa esperienza durata otto anni e a cui deve la sua popolarità, egli riprese a svolgere a Roma il suo lavoro di maestro di scuola elementare fino alla pensione, non comparendo quasi più in televisione, ma ideando, tra l’altro, alcuni programmi radiofonici sempre per la Rai; negli ultimi anni di vita fu sindaco di Pitigliano, un paese della provincia di Grosseto al confine col Lazio, fino alla morte avvenuta nel 1997 a settantatrè anni.

Armando Guida

 

La foto in questa pagina e’ stata scattata in Italia ed e’ di pubblico dominio poiche’ il copyright e’ scaduto.

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Alberto_Manzi_-Non%C3%A8_mai_troppo_tardi.jpg#filelinks

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