La strada

 I semafori, le rotonde, le strisce pedonali, i dossi artificiali gli autovelox e anche le frecce, per chi è al volante non dovrebbero essere vissuti come una “scocciatura”, ma come una parte della guida, come d’altronde è anche scritto nel codice della strada. E cioè guidare un’automobile non è una marcia solitaria, ma è anche rallentare, fermarsi, ripartire e indicare le nostre intenzioni alte altre persone. È utile quindi affrontare la guida animati da questa filosofia di vita, partendo magari un quarto d’ora prima per affrontare le cose con la dovuta calma. Inoltre è bene considerare che quando si è al volante non esiste il rischio zero, però la velocità moderata e l’attenzione possono ridurre i pericoli. Prima di parlare degli argomenti che abbiamo elencato prima, diciamo due parole su che cosa è la strada e cioè sul luogo dove si svolge la guida.

La strada è un’opera dell’ingegno attraverso cui è possibile effettuare le comunicazioni tra gli esseri umani. Nell’antichità per costruire le strade, soprattutto quelle più lunghe, occorreva un’organizzazione e delle conoscenze tecniche a disposizione solo dei militari. E infatti nel mondo antico i migliori costruttori di strade sono stati i Romani, che avevano un esercito molto organizzato: non si potrebbe concepire il loro impero senza la presenza delle strade. Le strade dei Romani sono rimaste insuperate per duemila anni fino al Novecento, quando il progresso ha portato all’invenzione dell’automobile e quindi alla necessaria costruzione di strade più veloci e moderne.

La strada normalmente è divisa in due parti dette carreggiate, per consentire entrambi i sensi di marcia. Nella maggior parte del mondo, compresa l’Italia, la guida è a destra, mentre nel Regno Unito e in altri circa settanta Paesi, di solito ex possedimenti britannici, la guida è a sinistra. Gli incroci sono i luoghi dove due o più strade si incontrano ed è intuitivo che sono pericolosi perché le auto devono momentaneamente attraversare un’altra direzione di marcia. Il tipo di incrocio più diffuso è l’intersezione di due strade e ha la forma di una croce. Gli automobilisti di solito non sono lasciati “soli” negli incroci più trafficati, ma sono “aiutati” da un’invenzione ad hoc.

Il semaforo, lo conosciamo tutti, è un’insegna luminosa con tre colori montata alla sommità di un palo di ferro e si trova sulla destra della strada poco prima dell’ intersezione con l’altra strada. Tutti i semafori del mondo si basano sull’alternarsi di tre colori: verde, giallo e rosso e ovunque il verde significa andare e il rosso fermarsi. Il giallo in tutti i Paesi, anche in Italia, viene dopo il verde e significa che sta per arrivare il rosso, ma in alcuni Paesi viene anche dopo il rosso per indicare che sta per arrivare il verde. I primi semafori comparvero negli anni Venti del secolo scorso negli Stati Uniti e dopo un secolo continuano a svolgere il loro prezioso compito. Il principale limite dei semafori è che sono regolati su determinati tempi di verde e rosso e quindi non tengono conto dei diversi flussi di traffico durante la giornata.

Due o più strade si possono intersecare tra loro non solo con gli incroci. Le rotonde si sono diffuse in epoca abbastanza recente, a partire dagli anni Sessanta, in Italia un po’ più tardi negli anni Novanta e sono diventate un elemento comune del panorama viario, perché si è visto che sono più sicure degli incroci, ci sono meno incidenti. Il principale pregio delle rotonde è che regolano il flusso di veicoli senza le spese e i tempi morti del semaforo, mentre il loro maggiore punto debole è che rispetto a un incrocio hanno bisogno di più spazio per essere costruite e quindi non sempre è possibile realizzarle, soprattutto nelle città.

Le strisce pedonali si trovano di solito nei centri abitati e si riconoscono perché sono dei rettangoli bianchi lunghi circa tre metri posti nella stessa direzione di marcia dei veicoli e alternati al grigio dell’asfalto. Le strisce pedonali sono il luogo preposto per l’attraversamento della strada da parte dei pedoni e sono comparse per la prima volta in Inghilterra agli inizi degli anni Cinquanta. È interessante notare che secondo il codice della strada i pedoni quando attraversano le strisce pedonali hanno la precedenza e quindi per gli automobilisti fermarsi e far par passare i pedoni  non è una cortesia, ma un dovere.

Fino ad ora abbiamo visto incroci, rotonde e strisce pedonali, cioè punti della rete viaria dove bisogna rallentare o fermarsi per dare la precedenza a veicoli o persone. Adesso parliamo degli altri tre argomenti che avevamo elencato all’inizio: i dossi artificiali, gli autovelox e le frecce. I dossi artificiali sono delle strutture in gomma o asfalto che attraversano la strada da un lato a un altro in verticale e in Italia hanno avuto diffusione dagli anni Duemila. I dossi servono per far rallentare i veicoli, che altrimenti verrebbero danneggiati e sono utilizzati soprattutto in prossimità di tratti urbani densamente abitati. A volte i dossi coincidono con le strisce pedonali nel senso che le strisce pedonali sono anche dei dossi perché sono rialzate da terra. Il principale punto debole dei dossi è che costringono a rallentare anche i mezzi di soccorso come ambulanze e vigili del fuoco.

Anche gli autovelox come i dossi sono degli strumenti che servono a far rallentare gli automobilisti, in particolare sono dei rilevatori di velocità posti ai lati della strada, che in Italia hanno avuto diffusione a partire dagli anni Novanta; sono programmati per fotografare le targhe dei veicoli che superano determinate velocità, cinquanta chilometri orari nei centri urbani, oppure velocità maggiori al di fuori di essi. Gli autovelox sono tra le cause più comuni di infrazione del codice della strada.

Infine ci sono gli indicatori di direzione, detti comunemente frecce. Mentre le luci dei freni o della retromarcia si accendono in automatico, le frecce siamo noi che dobbiamo metterle, ma non per questo sono meno importanti. Con esse infatti segnaliamo agli altri automobilisti manovre come girare a sinistra o a destra, sorpassare o accostare sul ciglio della strada. Con le quattro frecce indichiamo anche che siamo fermi.

Diciamo due parole anche sul codice della strada e cioè sul testo che regolamenta gli argomenti esposti fino ad ora e più in generale la circolazione viaria. Il Codice della strada per la maggior parte di noi è un ricordo di gioventù, nel senso che ci ricorda quando abbiamo preso la patente di guida, che di solito avviene a diciotto anni. Tuttavia le sue regole dobbiamo continuare a ricordarle e soprattutto a rispettarle per tutta la vita.

Ogni Paese ha un codice della strada, in Italia quello attuale è entrato in vigore nel 1993, consta di 240 articoli e periodicamente ha delle integrazioni. Una delle integrazioni più importanti è avvenuta nel 2003 con l’introduzione della patente a punti, un nuovo tipo di sanzione che si aggiunge a quelle già esistenti. Concludiamo con una curiosità. La patente, vale a dire il documento che attesta che possiamo guidare, fino al 1999 era un foglio di tela piegato in due e quindi con quattro facciate. Così è la patente dei nostri genitori e così è anche la nostra se non siamo più molto giovani. Dal 1999 la patente è di plastica ed è simile a una carta di credito.

Riassumendo

I semafori, le rotonde, le strisce pedonali, i dossi artificiali gli autovelox e anche le frecce, per chi è al volante non dovrebbero essere vissuti come una “scocciatura”, ma come una parte della guida, come d’altronde è anche scritto nel codice della strada.

Armando Guida

 

Foto in questa pagina:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Miracle_on_34th_St.jpg

Attribution:

Flickr user: sneakerdog https://www.flickr.com/people/sneakerdog/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

0 comment
0

Puó anche interessarti

Leave a Comment

Istro utilizza cookie per fornire la necessaria funzionalità del sito e migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando la navigazione su questo sito, accetti la nostra Privacy Policy e l'informativa sui Cookies Accetto Leggi di piu'

Privacy Policy & Cookies