La crisi di Crimea

La Crimea è una penisola poco più grande del Piemonte che si trova sulle sponde del Mar Nero. Il Mar Nero si trova a sud-est dell’Unione Europea e bagna sei nazioni: a ovest la Bulgaria e la Romania, a nord l’Ucraina e la Russia, a est la Russia e la Georgia e a sud la Turchia.

La Crimea in particolare si affaccia sul lato nord del Mar Nero al confine tra Ucraina e Russia e fino a pochi anni era quasi sconosciuta ai più: solo per qualcuno era un lontano ricordo di scuola legato a due eventi della Storia. Il primo evento è accaduto verso la metà dell’Ottocento, quando Cavour durante il Risorgimento italiano decise di intervenire nella Guerra di Crimea che coinvolse per alcuni anni le principali potenze dell’epoca. L’assedio di Sebastopoli e la battaglia della Cernaia sono stati due episodi di quella guerra. Il secondo evento è la famosa Conferenza di Jalta, una città della Crimea, svoltasi nel 1945 verso la fine della Seconda Guerra Mondiale tra le forze alleate (Americani, Inglesi e Russi).

Dopo di allora non ne abbiamo più sentito parlare fino a poco tempo fa, quando nel 2014 il suo nome è ritornato alle cronache insieme ai nomi di Russia e Ucraina per una crisi politica. Di che cosa si tratta? Per rispondere alla domanda bisogna spiegare gli antefatti e le vicende di una delle principali questioni internazionali recenti.

Dall’Impero russo fino alla caduta dell’Unione Sovietica.

Da un punto di vista politico la Crimea è appartenuta all’Impero russo dalla fine del Settecento (1783) fino alla Rivoluzione russa del 1917. La Rivoluzione fu vinta dai comunisti che sciolsero l’Impero e al suo posto nel 1922 fondarono l’Unione Sovietica (l’URSS), che all’inizio era l’unione di poche repubbliche socialiste come la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia. Poi col tempo le repubbliche socialiste sarebbero aumentate sino ad arrivare ad un totale di quindici. La repubblica russa era la più importante e la più grande, da sola ha sempre rappresentato almeno il 75% di tutto il territorio dell’Unione Sovietica. Spesso nel linguaggio comune Russia e Unione Sovietica erano considerati sinonimi, anche se impropriamente.

Nel 1922 la Crimea entrò a far par parte della Russia con lo status di repubblica autonoma; dopo la Seconda Guerra Mondiale diventò semplicemente un territorio della Russia fino al 1954, quando l’allora Segretario del partito comunista sovietico Nikita Krusciov decise di cederla all’Ucraina. Nel 1985 Mikhail Gorbaciov diventò Segretario del partito comunista sovietico e iniziò una serie di riforme che ebbero come esito imprevisto la fine dell’Unione Sovietica nel 1991. La conseguenza fu che tutte le repubbliche socialiste che componevano l’URSS si separarono, ognuna per conto proprio.

Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica

Dopo la fine dell’Unione Sovietica la Crimea ha continuato ad appartenere all’Ucraina, anche se con più autonomia rispetto agli altri territori. Per la precisione nel 1995 all’interno dell’Ucraina nacque la Repubblica autonoma di Crimea con capitale Sinferopoli, come risposta alla particolare situazione della penisola dove gli ucraini sono una minoranza, il 10% circa della popolazione, mentre la grande maggioranza della popolazione, quasi l’80%, è russa e la restante parte è costituita dai tatari crimeani, una minoranza di origine turca che di solito è più vicina ai russi che agli ucraini. Da quanto appena detto è evidente che in questa penisola viene parlato soprattutto il russo e che gli organi di rappresentazione politica sono filorussi. Inoltre dal 1991 Sebastopoli gode dello status di città autonoma.

Per completare il quadro che ha portato alla crisi della Crimea del 2014 bisogna parlare brevemente anche degli altri due protagonisti della vicenda, la Russia e l’Ucraina. La Russia è la nazione più grande del mondo, praticamente è un continente ed è una repubblica semipresidenziale con capitale Mosca. Il primo Presidente dopo la caduta dell’URSS è stato Eltsin e dal 2000 a oggi il Presidente è Putin, con una parentesi di Medvedev tra il 2008 e il 2012. L’Ucraina è il paese più vasto d’Europa dopo la parte europea della Russia, con un’estensione che è due volte l’Italia.

Per capire la sua situazione politica bisogna vedere la sua geografia: l’Ucraina a ovest confina con l’Unione Europea (soprattutto Polonia e Romania) e a est con la Russia, analogamente la parte ovest del paese è filo-occidentale e favorevole all’ingresso nell’Unione Europea, mentre la parte est, tra cui la Crimea, è filorussa. Anche l’Ucraina è una repubblica semipresidenziale con capitale Kiev e tutti i suoi Presidenti dopo la caduta dell’Unione Sovietica hanno rispecchiato questa divisione del Paese. Solo per  citare gli anni più recenti, dal 2005 al 2010 il Presidente è stato Juscenko (filo-occidentale), dal 2010 al 2014 Janukovyc (filorusso) e dal 2014 ad oggi Porosenko (filo-occidentale).

La situazione attuale

Nel Novembre 2013 il Presidente ucraino Janukovyc (filorusso) decide di non firmare l’accordo di stabilizzazione e associazione, che rappresenta il primo passo che deve fare un Paese per entrare a far parte dell’Unione Europea. Immediatamente in Ucraina divampano proteste di piazza contro questa decisione. Nel febbraio 2014 il Parlamento ucraino approva la richiesta di impeachment (=messa in stato di accusa) del Presidente e lo destituisce, quindi nomina un Presidente provvisorio filo-occidentale in attesa di nuove elezioni a maggio.       

La crisi di Crimea si svolge in pochi giorni ed è una conseguenza della destituzione del Presidente Janukovic. Nei primi giorni di marzo 2014 il Parlamento della Repubblica autonoma di Crimea e il municipio della città autonoma Sebastopoli proclamano l’indipendenza dall’Ucraina. Il 16 marzo viene svolto un referendum popolare che conferma la decisione con una larghissima maggioranza. Il 18 marzo la Repubblica di Crimea (questo è il suo nuovo nome) e la città autonoma di Sebastopoli firmano a Mosca il trattato di adesione alla Federazione russa.

L’Ucraina ovviamente non riconosce la nuova situazione e con essa l’ONU e la maggior parte della comunità internazionale. Diversi Paesi tra cui Stati Uniti e Unione Europea dal 2014 hanno adottato sanzioni economiche contro la Russia, che consistono in limitazioni sugli scambi commerciali. La Russia a sua volta ha risposto subito vietando l’importazione di alimenti provenienti da questi Paesi.

Da segnalare, infine, altre tre notizie. La prima notizia è che la crisi di Crimea è stata l’inizio, nell’Aprile 2014, di insurrezioni armate in altre zone dell’Ucraina orientale filorussa (Guerra del Donbass). La seconda notizia è che il Presidente ucraino Porosenko nel giugno 2014 ha firmato a Bruxelles quell’accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione Europea che il suo predecessore Janukovyc non aveva voluto firmare pochi mesi prima. La terza notizia è che nei primi giorni di gennaio 2019 la Chiesa ortodossa ucraina ha deciso di separarsi dalla Chiesa ortodossa russa di cui faceva parte dal 1686.

La Guerra del Donbass e la separazione della Chiesa ortodossa ucraina da quella russa dimostrano che, dopo quasi quattro anni dal suo inizio, la crisi di Crimea, oltre a essere lontana da una sua soluzione, ha prodotto ulteriori e più ampie fratture, sia politiche che religiose. 

Riassumendo

I crimeani dicono: la Crimea è appartenuta alla Russia dalla fine del Settecento fino al 1954, ancora oggi quasi l’80% della popolazione è russa e parla il russo, quindi è giusto che riprenda ad appartenere alla Russia. Gli Ucraini dicono: nel 1954 la Crimea è stata ceduta dalla Russia all’Ucraina e quindi appartiene all’Ucraina. La maggior parte della comunità internazionale è d’accordo con l’Ucraina, a cominciare dall’ ONU, gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Armando Guida

 

Foto in questo articolo: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Black_Sea_map_it.png

92bari [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], from Wikimedia Commons

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