La misurazione del tempo

Lo sapevate che l’anno zero nelle datazioni storiche non esiste? E allora Gesù quando è nato? Che cosa è l’anno bisestile? La settimana come la conosciamo oggi quando è stata introdotta? In passato come si faceva a sapere l’ora senza l’orologio? In questo articolo risponderemo a queste e ad altre domande che riguardano il tempo e la sua misurazione.

Il concetto di tempo è vasto. Lo possiamo dividere in due grosse parti: la sua definizione e la sua misurazione. La definizione di tempo è un argomento complesso che non tratteremo in questa sede, nell’accezione comune possiamo dire che il tempo è il passaggio tra passato, presente e futuro dove il passato è ciò che era, il presente è ciò che è e il futuro è ciò che sarà. La misurazione del tempo è un argomento meno complesso anche se è articolato e nasce fin dall’antichità come un’esigenza pratica dell’uomo di organizzare meglio le proprie attività. La misurazione del tempo è incentrata su due capisaldi: la rotazione della terra intorno al proprio asse che dura un giorno e la rotazione della terra intorno al sole che dura un anno. Dal giorno e dall’anno derivano tutte le altre successive suddivisioni del tempo.

Il giorno dura ventiquattro ore, parte dalla mezzanotte e arriva fino alla mezzanotte successiva e si divide in dì e notte. Il dì è quando c’è il sole, dura in media dodici ore e va dalle sei del mattino fino alle sei del pomeriggio, la notte è quando non c’è il sole, dura anch’essa in media dodici ore ed è compresa nel rimanente tempo, dalla mezzanotte fino alle sei del mattino e dalle sei del pomeriggio fino a mezzanotte. Un’ora è la ventiquattresima parte del giorno e a sua volta è costituita da sessanta minuti. Ogni minuto è sessanta secondi. Ci sono poi i periodi più lunghi del giorno. La settimana è formata da sette giorni che vengono chiamati Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica. Il mese è un periodo di tempo che dura in media trenta giorni.

L’anno è costituito da trecentosessantacinque giorni, oppure da dodici mesi o da cinquantadue settimane. All’interno dell’anno c’è anche l’alternarsi delle quattro stagioni: primavera, estate, autunno e inverno, ognuna delle quali dura tre mesi. Esistono infine periodi più lunghi dell’anno come il lustro (cinque anni), il decennio (dieci anni), il secolo (cento anni), il millennio (mille anni), fino ad arrivare a periodi di tempo ancora più grandi come le ere geologiche che durano milioni di anni.

Abbiamo detto che la misurazione del tempo è incentrata su due capisaldi, il giorno e l’anno.  Nelle datazioni c’è anche un terzo caposaldo ed è la nascita di Gesù Cristo, cioè tutti gli eventi della Storia sono collocati prima o dopo questa data e l’anno zero non esiste, cioè dopo l’1 avanti Cristo (a.C.) si passa all’1 dopo Cristo (d.C.). Per esempio Roma è stata fondata nel 753 avanti Cristo (a.C.), Gesù secondo la tradizione è nato nell’1 a.C. ed è morto nel 33 d.C. Via via che gli eventi successivi alla nascita di Cristo diventano più lontani si tende a non dire più la data seguita dall’espressione “dopo Cristo” in quanto è sottointesa.

L’anno zero non esiste perché quando il monaco Dionigi il Piccolo ideò l’attuale cronologia, a Roma intorno al 500 dopo Cristo, lo zero non era ancora conosciuto in Europa e quando poi si diffuse dopo l’anno Mille, la cronologia storica rimase quella esistente. Nella Storia i periodi storici  principali sono l’Epoca antica (dall’invenzione della scrittura fino alla caduta dell’Impero romano nel 476 d.C.), il Medioevo (dal 476 d.C. fino alla scoperta dell’America nel 1492), l’Epoca moderna (dal 1492 fino all’inizio della Rivoluzione francese nel 1789) e infine l’Epoca contemporanea (dal 1789 fino ad oggi).Tutte le suddivisioni del tempo che abbiamo visto fino ad ora e cioè giorno, settimana, mese e anno sono riunite in un’unica parola, il calendario. Dall’antichità fino ai nostri giorni i calendari più importanti sono stati due: il calendario giuliano e il calendario gregoriano. Il calendario giuliano prende il nome da Giulio Cesare, il condottiero romano che lo introdusse nel 46 avanti Cristo in tutti i territori dell’Impero romano e durò fino al 1582. Il calendario giuliano era quasi come quello che utilizziamo attualmente: l’anno iniziava il 1° gennaio, c’erano gli attuali dodici mesi, ogni quattro anni c’era un anno bisestile e cioè febbraio aveva 29 giorni invece dei soliti 28, mentre la settimana con i nostri sette giorni venne introdotta qualche secolo dopo nel 321 dopo Cristo dall’Imperatore Costantino.

E allora perché nel 1582 il calendario giuliano venne sostituito da quello gregoriano? Senza andare in dettagli molto tecnici, diciamo che Papa Gregorio XIII decise di introdurre un nuovo calendario, che venne chiamato gregoriano in suo onore, perché il calendario giuliano aveva troppi anni bisestili e questo causava nel corso del tempo delle imprecisioni. Nel calendario gregoriano, che attualmente viene usato in quasi tutti i Paesi Occidentali, c’è qualche anno bisestile in meno e quindi è più preciso.

Fino ad ora abbiamo visto le suddivisioni del tempo, adesso parliamo di quali strumenti l’uomo ha utilizzato e utilizza per misurare il tempo. Agli inizi della storia l’uomo misurava il tempo semplicemente guardando il sole, poiché aveva notato che il suo cammino nel cielo ogni giorno si svolge regolarmente: spunta a est, arriva alla sua massima altezza a mezzogiorno e infine tramonta a ovest, quindi guardando la posizione del sole nel cielo è possibile sapere all’incirca che ore sono. Inoltre l’uomo fin dall’antichità aveva notato che la sua ombra varia a seconda delle varie ore della giornata: la mattina e il pomeriggio è più lunga perché il sole è più basso, mentre verso mezzogiorno è più corta perché il sole è più alto. Da queste osservazioni nacquero i due primi strumenti per misurare il tempo: l’obelisco e lo gnomone.

L’obelisco è una colonna in pietra, di solito abbastanza alta, che durante le giornate di sole ovviamente produce un’ombra. Misurando questa ombra si può sapere che ora è. Lo gnomone è uno strumento più pratico e a portata di mano dell’obelisco. È un bastone, un’asta, conficcata nel terreno o su un muro, la cui ombra indica anch’essa che ora è. Dallo gnomone si è sviluppata la meridiana, già conosciuta presso i popoli dell’antichità, che non è altro che è uno gnomone conficcato su un piano sottostante dove sono segnate le varie ore della giornata corrispondenti a dove cade la sua ombra. Oggi nella vita di tutti i giorni non abbiamo più bisogno delle meridiane perché abbiamo gli orologi, tuttavia è possibile vederle ancora sulle facciate di diversi edifici come ville, palazzi, chiese, a testimonianza di un passato dove invece erano utili, ovviamente quando c’era il sole.

Le meridiane presentano alcune caratteristiche comuni: si trovano sulla facciata rivolta a sud dell’edificio e le ore sono segnate su un semicerchio che si legge in senso antiorario, da sinistra verso destra. Nella prima metà del semicerchio ci sono le ore dalle sei della mattina fino a mezzogiorno. Nella seconda metà del semicerchio ci sono le ore da mezzogiorno fino alle sei del pomeriggio. Capita a volte di trovare vicino alle  meridiane qualche frase di saggezza su cui meditare. Di solito le meridiane misurano solo le ore della giornata, c’è però qualche meridiana più complessa come quella che si trova a Parma sulla facciata del Palazzo del Governatore che, oltre a indicare lo scorrere delle ore, segna pure i fusi orari e i mesi dell’anno.

Un altro strumento antico di misurazione del tempo è la clessidra, generalmente formata dall’unione di due coni, un sopra l’altro e con le due punte vicine, uniti tra di loro da un passaggio stretto in cui scorre di solito sabbia, ma anche acqua come succedeva più spesso nell’antichità. Per molto tempo, fino all’invenzione dell’orologio, le clessidre sono state uno strumento pratico per misurare il tempo perché si potevano spostare agevolmente, pensiamo per esempio ai viaggi in nave.

E gli orologi quando sono stati inventati? I primi orologi meccanici furono costruiti verso la fine del Medioevo. All’inizio gli orologi erano grandi e collocati in edifici pubblici, poi con il passare del tempo e il progresso della tecnica sono diventati sempre più piccoli, dapprima potevano stare in abitazioni private, poi sono diventati personali, perché potevano essere messi in tasca e dopo al polso. Qualche decennio fa c’è stato il passaggio degli orologi da analogici (con le lancette) a digitali (le cifre sono su un display elettronico). Infine, con l’arrivo dei telefonini, l’orologio ha smesso di essere al polso di molte persone perché è una delle funzioni del telefonino stesso.

Armando Guida

 

Foto in questo articolo: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Orologio_torre_del_mangia.jpg – It.lucretius [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], from Wikimedia Commons

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