La Settimana Enigmistica

“Quale animale al mattino ha quattro zampe, di pomeriggio due e la sera tre?”

Questo indovinello è il più famoso di sempre. Era l’enigma che nell’Antico Egitto la Sfinge poneva ai viandanti di Tebe. Secondo la leggenda dopo che diverse persone furono uccise perché non avevano saputo rispondere, finalmente fu trovata la soluzione. È l’uomo, perché agli inizi della vita cammina carponi, poi si regge sulle sue gambe e quando è anziano ha bisogno del bastone per stare in piedi. L’indovinello è stato il primo gioco enigmistico e cioè il primo gioco nel quale bisogna risolvere un quesito. I giochi enigmistici sono molti, un altro è l’anagramma, che nella sua forma più semplice consiste nel formare da una parola un’altra parola con le stesse lettere, ma in ordine diverso. Per esempio, il nome del poeta Trilussa è l’anagramma del suo vero cognome Salustri.

I due giochi enigmistici più famosi sono il cruciverba e in minor misura il rebus. Tutti sanno che cosa è un cruciverba: è un gioco in cui bisogna trovare una serie di definizioni, alcune da scrivere in orizzontale e altre in verticale, dentro un quadrato diviso in tanti piccoli quadratini, dove a ogni quadratino corrisponde una lettera. Inoltre tutte le definizioni iniziano e finiscono con il bordo del quadrato o con un quadratino colorato di nero. La difficoltà del cruciverba consiste nel trovare quelle definizioni che rispondono al numero di lettere richiesto e che si possono incrociare tra di loro orizzontalmente e verticalmente. L’invenzione del cruciverba è abbastanza recente, risale agli inizi del Novecento.

Il rebus è un gioco di abilità che consiste nel ricavare una frase partendo da alcuni disegni e lettere e muovendosi da sinistra verso destra. Mentre il cruciverba prima del Novecento non esisteva, il rebus ha origini antiche, tuttavia la sua diffusione è avvenuta solo in tempi recenti sulla scia della grande popolarità del cruciverba. Come si può notare tutti i giochi enigmistici, non solo quelli che abbiamo citato, hanno in comune il fatto di essere costituiti da lettere, se non completamente, almeno in parte come nel rebus. Tuttavia recentemente, pochi anni dopo il 2000, c’è stata una novità, è diventato popolare un gioco di riflessione che non è costituito da lettere, ma solo da numeri. Stiamo parlando del sudoku, un gioco che prende il suo nome da una parola giapponese. Il sudoku può essere definito come un “cruciverba di numeri”, infatti nei quadratini al posto delle parole bisogna inserire dei numeri secondo alcune regole.

L’enigmistica è diventata popolare solo dopo la seconda Guerra Mondiale con la diffusione della stampa periodica. Molti quotidiani e settimanali hanno nelle pagine interne una rubrica con un cruciverba e altri giochi di riflessione. Ci sono anche dei periodici specializzati, in Italia il più famoso è “La Settimana Enigmistica”, la più diffusa rivista italiana di enigmistica, che contiene soprattutto cruciverba e rebus e poi anche altri giochi di riflessione.

Il settimanale è stato fondato a Milano nel 1932 dal Dottor Giorgio Sisini, un giovane nobile di origine sarda che si era trasferito da poco nel capoluogo lombardo. Sisini, ovviamente appassionato di enigmistica, è stato direttore per circa quarant’anni, fino alla morte avvenuta nel 1972. Dopo di lui la rivista è stata diretta dal suo collaboratore Raoul De Giusti fino al 1988, quando è subentrato Francesco Baggi Sisini, nipote del fondatore, che è tuttora in carica.

“La Settimana Enigmistica” ha una tiratura di sei- ottocentomila copie e copre il 70% del mercato italiano della stampa di questo settore. Il periodico presenta una caratteristica che lo rende unico o quanto meno raro nel panorama dei giornali italiani: non c’è nessuna pubblicità al suo interno, quindi riesce a coprire tutte le spese di pubblicazione con i soli ricavi delle vendite presso il pubblico. Solo d’estate c’è della pubblicità in televisione, perché molte persone sono in vacanza, hanno più tempo per lo svago e quindi c’è una maggiore domanda di cruciverba e rebus.

Poiché i contenuti della rivista non sono di stretta attualità, ogni numero è pronto con diversi mesi di anticipo rispetto alla data in cui va nelle edicole, probabilmente quasi un anno. Questo anticipo permette che ogni numero sia controllato con calma da una decina di persone in modo da ridurre gli eventuali errori che potrebbero esserci. Si dice che in un anno di pubblicazioni gli errori che sfuggono si possono contare sulle dita di una mano.

Riguardo alla redazione del periodico non si hanno molte notizie, per esempio non si conosce il numero esatto dei collaboratori, anche se si pensa che siano una trentina. Sono molto poche le persone che hanno potuto visitare la sede al di fuori dei dipendenti, sebbene si sappia che è a Milano e si conosca l’indirizzo che è scritto sulla copertina. La direzione ha rifiutato sempre garbatamente diverse richieste di giornalisti televisivi, anche famosi, che volevano portare le telecamere dentro la redazione. Probabilmente la motivazione è che la rivista, nonostante l’avvento delle nuove tecnologie, ha mantenuto una conduzione di tipo artigianale, fatta ancora soprattutto con la matita e la gomma. A questo proposito la direzione del periodico ha detto che l’arrivo di internet ha avuto un certo impatto sulle vendite, ma meno rispetto a molti altri giornali.

“La Settimana Enigmistica” in più di ottant’anni è sempre stata puntuale, a parte due ritardi di qualche settimana avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale, per evidenti cause di forza maggiore. Dal dopoguerra la rivista ha svolto la sua parte insieme a diversi altri agenti, anche più importanti, nel compito di acculturazione della popolazione italiana. Il maggior vanto di questo periodico è di permettere a tutti da decenni di esercitare la mente e in particolare di rinforzare la cultura e la memoria con una modica spesa settimanale, che attualmente è di un euro e sessanta centesimi.

Esempio di questa filosofia è la storia di Piero Bartezzaghi. Figlio di un idraulico, egli nasce nel 1933 in provincia di Milano e nei primi anni di vita parla solo il dialetto; a scuola si appassiona della lingua italiana e nel 1949, a sedici anni, inizia a scrivere per “La Settimana Enigmistica”, continuando anche quando lavora come perito chimico. A ventisette anni Bartezzaghi lascia questo lavoro ed entra a tempo indeterminato nella redazione della rivista, diventando il più importante e famoso collaboratore e dove vi resterà per tutta la vita fino al 1989, quando muore a soli cinquantacinque anni.

Piero Bartezzaghi con la sua cultura e l’aiuto di vocabolario ed enciclopedia è stato l’autore di molti giochi, soprattutto cruciverba; in particolare ogni settimana scriveva un cruciverba molto difficile, la cui risoluzione era un vanto per molti lettori. Attualmente suo figlio, Alessandro Bartezzaghi, è il condirettore de “La Settimana Enigmistica”. Altri due famosi collaboratori sono stati Giancarlo Brighenti, autore di rebus dal dopoguerra fino al 2001, anno della morte e Maria Ghezzi, la disegnatrice dei suoi rebus e sua moglie.

Concludiamo la panoramica su questa rivista descrivendo altre sue caratteristiche e curiosità. Attualmente la rivista ha superato i 4500 numeri, è quasi tutta in bianco e nero, a parte il titolo in copertina e pochi disegni e foto al suo interno che sono a colori. I colori del titolo sono tre: verde, rosso e blu che si alternano in questo ordine. In particolare il colore rosso coincide con i numeri multipli di tre. Il famoso cruciverba che è sulla copertina contiene sempre la foto di un personaggio famoso, di solito un attore o un’attrice. La posizione di questa foto, via via che scorrono i numeri, si alterna nei quattro angoli del cruciverba, in senso orario, partendo dall’angolo in alto a sinistra. Nei numeri pari della rivista nella foto del cruciverba c’è il volto di un uomo, nei numeri dispari c’è il volto di una donna.

Armando Guida

Foto in questo articolo: La Settimana Enigmistica, di Lorena Guida

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