IL LAVORO: I CONTRATTI DI LAVORO

Dopo aver spiegato cosa è il lavoro e perchè lavoriamo, vediamo ora quanti tipi di contratto di lavoro esistono.

Innanzitutto dobbiamo prima definire i ruoli.

Da una parte abbiamo il DATORE DI LAVORO e dall’altra il LAVORATORE.

Il DATORE DI LAVORO è colui che, come dice la parola stessa, DA’ del lavoro da compiere e si impegna a pagare un compenso a chi lo può svolgere. Il datore può essere un’impresa individuale, una società, un’associazione o altro.

Il LAVORATORE è colui che si impegna ad OFFRIRE IL PROPRIO LAVORO, che sia manuale o intellettuale, al datore che ne fa richiesta in cambio di una retribuzione.

Per evitare eventuali equivoci o fraintendimenti, il nostro solito uomo primitivo aveva da subito intuito che sarebbe stato necessario mettere tutto nero su bianco e stipulare un contratto. Tuttavia, essendo primitivo e non avendo ancora inventato la scrittura, l’unica cosa  che riuscì a creare fu il motto “patti chiari e amicizia lunga”, ed entrambi le parti convenirono che eventuali colpi di clava sarebbero stati più che sufficienti a ricordare gli accordi presi.

Oggigiorno possiamo dire che siamo progrediti quel tanto che basta da riuscire ad avere diversi tipi di contratto di lavoro:

  • Il contratto di lavoro a tempo indeterminato

  • Il contratto di lavoro a tempo determinato

  • Il contratto di apprendistato

  • Il contratto a tempo parziale

  • Il contratto di somministrazione di lavoro

  • Il contratto di lavoro intermittente

  • Il contratto di lavoro a progetto (SOPPRESSO)

  • Le collaborazioni organizzate dal committente

  • Il contratto di lavoro accessorio

Devo ammettere che sono io stessa la prima ad essere incuriosita da tutte queste tipologie di contratti e, qualora ne abbia omessa qualcuna, non esitate a scrivere le vostre osservazioni nei commenti qui sotto.

Entrambi i ruoli, datore e lavoratore, hanno dei pregi e lati negativi.

Il datore deve essere in grado di procurare il lavoro, essere sicuro di provvedere alla retribuzione mensile, a versare i contributi e a garantire i diritti base che spettano al lavoratore.

Dall’altra parte, il lavoratore ha la certezza che qualcun’altro è riuscito a dargli del lavoro, lui ha solo da svolgerlo, e al meglio. Nessuna ansia di trovare clienti, progetti e la certezza dello stipendio a fine mese.

Generalmente il datore viene associato alla categoria dei “dominanti” (vedere l’articolo “Cosa è il lavoro”), considerata una persona scaltra, che cerca di “spremere” il lavoratore il più possibile e che incarna le fattezze di un tiranno dal punto di vista del lavoratore.

Dall’altra il lavoratore viene associato alla categoria dei “sottomessi” (vedere sempre lo stesso articolo “Cosa è il lavoro”), costretto a subire contratti di lavoro alcune volte al limite dell’accettabile.

Dal suo punto di vista, il datore quando assume teme di gravarsi sulle spalle un lavoratore che farà di tutto per lavorare il meno possibile, chiedendo permessi di malattia quando non necessari, adducendo pretesti o scuse.

Il lavoratore invece vorrebbe trovare un pò di certezze, impegnandosi a svolgere il proprio compito e avere la tranquillità di ricevere lo stipendio a fine mese. Ma il datore-tiranno è sempre in agguato, costringendolo a turni di lavoro sfibranti, cercando di ridurre all’osso, se non di più, tutti i diritti che gli sono dovuti sia dalla legge che dai sindacati.

L’incubo dei dipendenti “furbetti del cartellino” da una parte, la paura di datore disumano stile “Mega-direttore galattico” dall’altra.

Sarebbe un errore generalizzare: alla fine chi fa la differenza sono i singoli individui e quindi non tutti i datori sono tiranni e non tutti i lavoratori sono “furbetti”.

Ci sarebbe poi un altro scenario, del quale parleremo negli articoli successivi, e cioè:

“…ma quando una persona non è un lavoratore perchè riesce a trovare un lavoro, e non è un datore perchè non ha i mezzi e le risorse per avviare un’attività, allora cosa gli resta da fare?”

Semplice.

Si deve inventare un lavoro e cercare di diventare il datore di se stesso.

Ritornando allo scenario datore-lavoratore, iniziamo dal CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO.

Diciamolo pure senza indugi: è il sogno proibito di tutti.

Tutti, ma proprio tutti, abbiamo nel nostro DNA l’obiettivo del lavoro a tempo indeterminato.

Come nel film di Checco Zalone, dove la maestra delle elementari chiede a Zalone piccolo :”Cosa vuoi fare da grande?”. E lui risponde:”Io voglio fare IL POSTO FISSO!”.

Una frase di 6 parole che racchiude un universo!

In questo tipo di contratto il DATORE=ANGELO si impegna, SENZA VINCOLO DI DURATA, a corrispondere al lavoratore un compenso in cambio dell’attività lavorativa di quest’ultimo.

Diciamo che è il paradiso in terra.

Stipendio fisso al mese, contributi, pensione… insomma gli stessi affanni di sempre, ma con almeno la certezza di uno stipendio a fine mese.

Questa felicità comincia ad incrinarsi e a vacillare quando parliamo di CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO.

In questo caso il datore di lavoro si impegna a garantire al lavoratore una felicità limitata per un massimo di 36 mesi.

Ma, c’è sempre un ma: se questo limite di 36 mesi viene superato, vuoi perchè il contratto iniziale viene prolungato o ne vengono stipulati altri, il contratto magicamente si trasforma A TEMPO INDETERMINATO dalla data in cui vengono superati, appubto, i 36 mesi.

Il termine finale del contratto può essere prorogato per un amssimo di 5 volte, qualora il contratto iniziale duri meno di 36 mesi e vi sia il consenso del lavoratore. Anche in questo caso, se il contratto viene prorogato per più di 5 volte, allora si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della sesta proroga.

Se pio il lavoratore viene riassunto con un contratto a termine entro 10 o 20 giorni dalla scadenza, a seconda che il primo contratto fosse superiore o inferiore a 6 mesi il secondo contratto viene considerato a tempo indeteminato.

Ovviamente vi sono eccezioni e brevi prosecuzioni.

Il CONTRATTO di APPRENDISTATO si ha quando il datore assume per un determinato periodo di tempo un lavoratore che non non ha ancora tutte le competenze, ma che deve appunto “apprendere” le tecniche ed il lavoro.

In pratica il datore offre una paga inferiore alla norma ma dà la possibilità al lavoratore di imparare il mestiere.

Se non erro è quello che fatto io per diventare giornalista, quando oltre a studiare ho anche collaborato con un’emittente televisiva per diversi anni, realizzando servizi e ideato e condocendo una trasmissione TV.

L’apprendistato può essere di 3 tipi:

  • Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, il diploma di istruzione

Si ha quando un lavoratore studia e lavora insieme: questo contratto permette di ottenere una qualifica professionale o diplomae nello stesso tempo studiare,

  • Apprendistato professionalizzante

Con questo contratto il lavoratore lavora e contemporaneamente ottiene una formazione professionalizzante, cioè alla fine del contratto il lavoratore avrà appreso quel lavoro e in più anche una qualifica professionale;

  • Apprendistato di alta formazione e ricerca

È tipo quello professionalizzante, ma permette di ottenere diversi livelli di titoli di studio: diploma di scuola secondari superiore, diploma professionale di tecnico superiore, diploma di laurea, master e dottorato di ricerca.

Il CONTRATTO A TEMPO PARZIALE è quello che chiamiamo PART-TIME.

La caratteristica di questo contratto è l’elasticità degli orari e della durata della prestazione lavorativa, ed è comunque un contratto di lavoro subordinato che può essere a tempo determinato o indeterminato.

La differenza consiste nelle ore di lavoro: il lavoratore si impegna a lavorare meno (ad esempio 4 ore al giorno) delle delle ore stabilite per il tempo pieno (ad esempio 7 ore al giorno).

Se poi deve estendere le sue 4 ore di lavoro giornaliero, dalla 5ᵒ alla 7ᵒ sara lavoro supplementare, dalla 9 in poi sarà lavoro straordinario.

Inoltre, se sia il datore che il lavoratore si accordano, il contratto può trasformarsi da parziale a tempo pieno  e viceversa.

Il CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE è un tipo di contratto di lavoro subordinato che può essere a tempo determinato ed indeterminato.

La caratteristica è che le parti conivolte non sono più datore e lavoratore, ma

  • SOMMINISTRATORE (può essere paragonato ad una sorta di intermediario)

  • UTILIZZATORE (è chi ha bisogno di un determinato lavoro)

  • LAVORATORE  (è sempre lo stesso lavoratore)

Come funziona?

Semplice.

Facciamo un esempio per chiarire le idee.

L’utilizzatore deve partecipare ad una sagra con uno stand che vende piadine e cerca un lavoratore che sappia fare le piadine. Visto che non sa come cercarlo, o ha poco tempo a disposizione, si rivolge al somministratore, cioè ad una ditta o ente (o altra forma giuridica) che conosce tanti preparatori di piadine.

Allora, a questo punto il somministratore e utlizzatore firmano un contratto tra di loro e poi il lavoratore, cioè il preparatore di piadine, firma un contratto col somministratore e va in MISSIONE (è questo il termine corretto), cioè a lavorare nello stand di piadine dell’utilizzatore.

Di solito se l’utiizzatore paga al somministratore 10 per avere un preparatore di piadone, poi il somministratore darà 6 o 7 al lavoratore, trattenendo la differenza per coprire i propri costi.

Il CONTRATTO DI LAVORO INTERMITTENTE è un contratto subordinato, anche a tempo determinato, nel quale il lavoratore si impegna a lavorare per un massimo di 400 giorni effettivi ed entro 3 anni solari (vi sono alcune eccezioni).

Cosa vuol dire?

Che il lavoratore mette a disposizione massimo 400 giorni e si accorda poi con il datore quando lavorare per lui. Inoltre questo contratto vale per i lavoratori cone meno di 25 anni o con più di 55 anni.

Quando firmano il contratto, entrambi devono accordarsi sull’obbligo o meno di disponibilità: obbligo di disponibilià significa che quando il datore chiama il lavoratore deve accorrere, perchè lhanno concordato insieme. Non obbligo di disponibilità e quando il lavoratore può rifiutarsi di accorrere quando il datore chiama.

Il CONTRATTO DI LAVORO A PROGETTO (SOPPRESSO) si aveva quando un lavoratore aveva un rapporto non subordinato col datore. Si può paragonare ad un freelacer.

Ad esempio io datore ho bisogno di un sito internet per la mia ditta e mi rivolgo a studi di grafica per avere dei preventivi, ma sono davvero costosi. Allora metto un annucio su un giornale o su internet dove cerco un grafico che sappia fare siti web e con costi più abbordabili. Il freelancer legge il mio annuncio e mi chiama:  decidiamo di incontrarci, mi fa vedere il suo portfolio (cioè i siti che ha fatto per altri clienti), ci accordiamo sul prezzo e decidiamo di stipulare un cpntratto a progetto, cioè lavoriamo solo per la realizzazione del sito internet della mia ditta. Finito il sito, pago il freelancer e siamo tutti e due contenti: io ho il mio sito internet e il freelancer è lobero di lavorare ad altri progetti.

Le COLLABORAZIONI ORGANIZZATE DAL COMMITTENTE sono le vecchie collaborazioni coordinate e continuative riorganizzate a partire dal 1ᵒ gennaio 2016-12-31

Il CONTRATTO DI LAVORO ACCESSORIO sono tutte quelle attività lavorative che sono state pagate (da tutti i committenti messi insoieme) al massimo 7000 euro nel corso dell’anno civile (cioè dal 1ᵒ gennaio al 31 dicembre dello stesso anno), e al massimo 2000 euro da un singolo committente imprenditore o professionista (per committente si intende il datore o chi ha fa richiesta del lavoratore e poi paga per il lavoro svolto).

Il lavoratore può essere chiunque (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito) e può svolgere qualsiasi tipo  di attività, PURCHE’ rientri nei limiti dei compensi sopra descritti.

Ed è in queto contesto che si inseriscono i famigerati VOUCHER.

Cosa sono i VOUCHER?

Praticamente il datore di lavoro (cioè chi ha bisogno di un lavoro accessorio e viene anche chiamato benefociario della prestazione), compra on-line, cioè su internet uno o più carnet di buoni, cioè una mazzetta di voucher. Ogni volta che ha bisogno di una lavoro, si rivolge al lavoratore e poi lo paga dandogli i dati del buono precedentemente acquistato per via telematica. Il lavoratore, con questi dati, va dal concessionario, cioè un ente preposto al pagamento e riscuote così la sua paga e viene registrato che questo pagamento è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del lavoratore.

Tutte le leggi e i dettagli, esenzioni o particolarità su questi tipi di contratti sono spiegati ed elencati in questa pagina internet: http://www.agenzialavoro.tn.it/lavoratori/norme/contratti

Lorena Guida

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