Tipi di agricoltura e attrezzi agricoli

Se è vero che l’agricoltura è una sola è però anche vero che in passato e soprattutto oggi sono diversi i modi con cui si possono coltivare i campi, che danno vita a differenti tipi di agricoltura. Seguiremo un ordine cronologico.

I vari tipi di agricoltura

L’agricoltura di sussistenza è sicuramente il tipo più antico e in passato era molto diffusa; come dice la stessa parola permette di soddisfare solamente le esigenze del proprietario del terreno o poco più. Oggi è presente soprattutto negli Stati poveri e si basa su strumenti ancora manuali oppure su strumenti meccanici antiquati.

L’agricoltura estensiva è anch’essa un tipo antico e come si può intuire si riferisce alla coltivazione di una stessa coltura su una superficie molto vasta (monocoltura). L’agricoltura estensiva in passato era tipica dei latifondi e cioè grandi appezzamenti di terreno che appartenevano a una sola persona o famiglia; oggi è presente con cereali e foraggio in nazioni come l’Argentina, l’Australia e gli Stati Uniti e con le piantagioni (banane, caffè, ananas, eccetera) in diversi Paesi di America Latina, Africa e Asia.

L’agricoltura intensiva è l’opposto dell’agricoltura di sussistenza, cioè viene attuata dalle aziende agricole per soddisfare la domanda dei consumatori; come abbiamo già detto, è tipica degli Stati ricchi e si basa sull’utilizzo dei più moderni strumenti per aumentare il rendimento dei terreni. In pratica possiamo dire che l’agricoltura intensiva è diventata un ramo dell’industria, perché risponde a dei criteri organizzativi che sono tipici dell’industria; gli strumenti su cui si basa sono le macchine, i fertilizzanti, i fitofarmaci, i pesticidi, ma anche l’ingegneria genetica e le nuove tecnologie. L’agricoltura convenzionale, commerciale, di mercato sono tutti  sinonimi dell’agricoltura intensiva.

L’agricoltura biologica è nata a partire dagli anni Settanta, sulla spinta di una più diffusa consapevolezza dei limiti delle risorse del pianeta terra e di una conseguente maggiore coscienza ecologica. L’agricoltura biologica si pone in antitesi a quella intensiva, in quanto adotta metodi naturali sia per la coltivazione dei terreni che per l’allevamento degli animali. Per metodi naturali si intende l’utilizzo di sostanze già presenti in natura (non per esempio additivi chimici, pesticidi, ormoni, OGM) e più rispetto per i ritmi e le esigenze di piante e animali. Possiamo dire che l’agricoltura biologica rappresenta un po’ il ritorno alla fattoria di una volta, all’agricoltura di sussistenza, praticata però su scala più vasta e affiancata da metodologie di mercato. Vediamo quali sono alcuni dei metodi naturali che l’agricoltura biologica applica nella coltivazione dei campi e nell’allevamento degli animali.

Per quanto riguarda la coltivazione dei campi viene praticata la rotazione delle colture, per far riposare periodicamente il terreno e fargli recuperare le sue sostanze nutritive; si coltivano vicino piante che hanno parassiti reciprocamente sgraditi, per evitare così l’uso dei pesticidi; si utilizzano concimi naturali ottenuti attraverso il compostaggio e cioè la decomposizione di materiale organico, come letame, erbe e piante. Per quanto riguarda l’allevamento degli animali, questi devono essere nutriti con alimenti biologici, in un ambiente sano e con uno spazio sufficiente a disposizione.

L’agricoltura biodinamica è un tipo di agricoltura biologica più “stretta”, nel senso che un prodotto biodinamico è anche biologico, ma non sempre è vero il contrario. L’agricoltura biodinamica nasce negli anni Venti del secolo scorso grazie al contributo del filosofo austriaco Rudolf Steiner, vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Steiner tracciò le linee generali di un approccio che affermava un utilizzo più armonico delle risorse della terra: l’uomo poteva soddisfare le proprie esigenze di sostentamento e nello stesso tempo rispettare la natura e conservarla al meglio per le generazioni future.

Sulla base delle teorie di Steiner l’agricoltura biodinamica si è andata progressivamente affermando nel corso del ventesimo secolo. In questo tipo di agricoltura è presente una particolare attenzione a migliorare e mantenere la fertilità del terreno, sia con pratiche agricole generali come la rotazione delle colture, sia con metodi suoi peculiari come il calendario semine, il sovescio e l’utilizzo di alcuni preparati, detti appunto biodinamici. Il calendario delle semine indica quali sono i momenti più opportuni dell’anno per svolgere determinati lavori agricoli. Il sovescio consiste nell’interrare delle piante nel terreno, soprattutto di legumi, di modo che, decomponendosi, possano rilasciare le proprie sostanze nutritive. I preparati biodinamici sono dei composti a base di letame miscelato con vari elementi naturali (minerali, fiori, piante, eccetera) e sono utilizzati per concimare il terreno.

In conclusione possiamo dire che l’agricoltura intensiva e l’agricoltura biodinamica sono i due tipi più diversi per i metodi di lavoro che portano avanti. Una via di mezzo è rappresentata dall’agricoltura integrata che cerca di valorizzare quanto più possibile le risorse naturali e di limitare l’utilizzo dei prodotti chimici.

Gli attrezzi agricoli

Gli attrezzi agricoli più usati sono la vanga, la zappa, la pala, il falcetto, il rastrello e il forcone. Oggi questi strumenti sono usati soprattutto in piccole superfici di terreno come può essere un orto o un giardino, mentre nelle grandi estensioni di terreno si usano le corrispondenti macchine agricole. La vanga serve per dissodare il terreno e cioè capovolgere la terra fino a una profondità di venti, trenta centimetri per consentirne l’areazione e l’ossigenazione. La vanga ha la lama a forma triangolare e sopra questa lama c’è la staffa su cui appoggiare il piede quando bisogna spingere nel terreno.

Dopo la vanga, arriva il lavoro della zappa. La zappa serve soprattutto per scavare dei solchi nel terreno dissodato, dove poi verranno messi i semi delle piante. La lama della zappa è più piccola di quella della vanga ed è di forma quadrata o triangolare. La zappa è lo strumento agricolo manuale più conosciuto, il più antico, praticamente le sue origini risalgono alle origini dell’agricoltura, ed è anche il più diffuso. Possiamo dire che per molti secoli, praticamente fino a qualche decennio fa, gran parte degli uomini erano contadini e quindi hanno vissuto la propria esistenza con una zappa in mano; e questo era anche lo scenario migliore, perché se avevano la zappa in mano significava che potevano coltivare i campi e quindi non c’erano guerre, pesti e carestie.

La pala serve per spostare il terreno o altro materiale e quindi la sua lama deve essere larga, capiente e leggermente concava, di forma quadrata con un lato che termina a punta. Il falcetto è uno strumento agricolo provvisto di una lama di ferro o di acciaio che ricorda la forma di una mezzaluna a cui è attaccata un’impugnatura di legno. Il falcetto viene usato per tagliare piccole quantità di erba: con una mano si stringe un ciuffo d’erba alla volta, mentre con l’altra si impugna il falcetto e si tagliano i fili d’erba. Il rastrello è un grosso pettine metallico e serve per raccogliere ad esempio paglia, fieno o foglie. Il forcone è come se fosse una grossa forchetta, è costituito dai tre ai cinque rebbi (denti) di solito metallici e un po’ concavi, serve per raccogliere paglia, fieno o letame.

Ci sono poi due attrezzi agricoli che oggi non si usano più nella loro versione manuale, l’aratro e la falce. L’aratro è un attrezzo abbastanza semplice, eppure importantissimo perché per tanto tempo è stato il modo più efficiente per praticare l’agricoltura e quindi per sostentare l’umanità. La forma dell’aratro tradizionale è a cuneo, un po’ simile alla forma del muso del motoscafo. Come il muso del motoscafo si fa largo nell’acqua, così l’aratro si fa largo nel terreno per rivoltarlo fino a una certa profondità. In questo modo c’è un rimescolamento tra lo strato più superficiale del terreno, che è più  fertile, con lo strato più profondo che è meno fertile. L’aratro poteva essere spinto dagli uomini o dagli animali, di solito buoi o cavalli. Ancora oggi l’aratro moderno non fa che svolgere in modo più efficace e potente quella che era la sua funzione originaria. La falce, come dice la parola è un grosso falcetto; in passato veniva usata per mietere il grano e tagliare l’erba su estensioni di terreno di una certa vastità, ma oggi è in disuso, perché c’è la corrispondente macchina agricola, la motofalciatrice.

L’avvento della Rivoluzione industriale ebbe le sue ripercussioni in termini di progresso anche sull’agricoltura facendo comparire le prime macchine agricole moderne che hanno finalmente aiutato l’uomo nel lavoro dei campi. Oggi le due macchina agricole più famose sono il trattore e la mietitrebbiatrice. Il primo trattore fu inventato negli Stati Uniti nel 1889. Il trattore da solo non può fare molto, se non andare nei campi con una certa agevolezza grazie alle sue ruote particolari. Il trattore è importante soprattutto per il traino di altre macchine agricole (per esempio l’aratro) oppure per il loro funzionamento grazie alla presa di potenza (per esempio lo spandiconcime).

Il compito della mietitrebbiatrice è mietere i cereali, cioè raccoglierli dal campo e poi trebbiarli e cioè, nel caso del grano, separare i chicchi dalla pula e dallo stelo. Una curiosità. Gli steli del grano costituiscono la paglia; dopo che sono stati trebbiati, vengono raccolti e pressati da una apposita macchina chiamata imballatrice e sono quelle grandi ruote gialle che d’estate si vedono nei campi dopo la raccolta del grano. La paglia può servire per diversi usi, ma viene usata soprattutto come lettiera per gli animali nelle stalle.

Armando Guida

Foto in questo articolo: il mio giardino, autore Lorena Guida

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