Storia dell’agricoltura

Quando abbiamo fame e siamo a casa, gesto normale è aprire il frigo in cucina e cercare qualcosa da mangiare.

Se poi abbiamo il frigo vuoto, andiamo nel supermercato sotto casa per comprare ciò che ci manca.

Gesti normali e scontati, ma dietro ai quali si trovano dei mondi a noi non proprio conosciuti.

Il mondo degli allevatori di mucche, che con il loro lavoro fanno sì chè ci sia il cartone di latte nel banco frigo. E spesso non realizziamo che il latte è presente in moltissimi degli alimenti che consumiamo regolarmente: dalla nostra colazione al cappuccino, dai dolci ai cibi pronti.

Poi c’è il mondo degli agricoltori, perchè è grazie al loro lavoro che abbiamo a disposizione verdure fresche ogni giorno: frutta e verdura, sia fresche che congelate che in scatola.

Contengono frutta e verdure anche gli omogenizzati per i neonati, i cibi pronti e surgelati.

Lo zucchero e il caffè non sarebbero disponibili se degli agricoltari non si dedicassero alla loro coltivazione.

Insomma, come quasi sempre accade, diamo per scontate cose che in realtà non lo sono, almeno finchè ne veniamo privati.

Allora, bando alle ciance e iniziamo ad indagare, e come nostro solito inizieremo da molto lontano, partendo dalla preistoria.

L’uomo preistorico non è nato imparato (poverino… mai una gioia).

Quando ha deciso di evolversi ha salutato le sue amiche scimmie, è sceso dall’albero e ha cominciato a camminare semi-eretto.

Guardandosi intorno ha notato che non c’era nulla, ma proprio nulla: un negozio dove fare la spesa, che non avrebbe comunque potuto fare perchè non c’erano prodotti da comprare e per di più era anche senza soldi per pagare.

Doveva inventare tutto, e aveva solo l’imbarazzo della scelta, non potendo neanche contare su internet e google per fare una lista delle cose da inventare.

Niente.

Non c’era una casa dove riflettere, una sedia dove sedersi, un telefono per parlare con altri sui simili e consultarsi.

Nulla.

Era lui da solo, tutto solo e zozzo (niente doccia, shampoo, deodorante, dentrificio e spazzolino…).

Ed era davanti ad un bivio: o ritornare sull’albero e porre così fine all’evoluzione della sua specie o ingegnarsi e rimboccarsi le maniche (di una camicia che non aveva ancora inventato…).

E sin da subito ha dimostrato di avere qualità multitasking, cioè poteva fare più cose contemporaneamente: difendersi dagli animali preistorici che lo circondavano e volevano usarlo come spuntino e nello stesso tempo guardarsi intorno e capire cosa poteva mangiare.

Quest’ultimo passaggio ha richiesto di sicuro del tempo: distinguere foglie e radici commestibili da quelli che non lo erano deve aver prodotto qualche attacco di dissenteria (…e ricordiamoci, non c’erano ancora i bagni e la carta igienica).

La prima cosa che ha imparato (e non glielo ha insegnato nessuno) è stato stabilire delle priorità (e non sapeva nemmeno il significato della parola priorità).

Prima di tutto doveva sopravvivere: difendersi dagli altri predatori e nello stesso divertarlo anche lui.

E tra una corsa e l’altra dietro una preda, sputando qua e là i semi dei frutti che trangugiava mentre era intento ad inseguire ciò che sperava sarebbe diventata la sua cena, ha notato che proprio dove aveva sputacchiato in precedenza i semi, crescevano ora delle piante simili a quelle che avrebbero poi dato quei frutti.

Ora, intendiamoci, questo processo ha richiesto del tempo: ma corri e ri-corri, sputa e ri-sputa, alla fine deve avere sbattuto contro un albero da frutto ormai cresciuto e sotto l’effetto del trauma cranico deve essere arrivato all’associazione di idee… (..e si scoprì che i primi uomini coltivatori piantavano i semi correndo…)

A quei tempi non tutti gli uomini erano intelligenti: chi lo era di più era più intraprendente e notava queste dolorose “coincidenze”, chi non lo era aveva due possibilità: o faceva il gregario e seguiva quello che era intelligente e cercava di imparare da lui (almeno questo aveva qualcuno che gli insegnava), o si voltava e spesso finiva nelle fauci del predatore più grande di lui.

Non è che poi avesse molta scelta…

Comunque, ad un certo punto, l’uomo preistorico, seduto sulla roccia in posizione meditabonda, ha deciso di inventare la parola agricoltura e tutto ciò che vi gira intorno.

Per spiegare bene la storia dell’agricoltura occorre partire da lontano, cioè dalle sue origini.

Alcuni cenni sulla storia dell’agricoltura.

L’economia, e cioè l’insieme delle attività umane, è divisa in tre grandi settori: settore primario, secondario e terziario. Il settore primario comprende l’agricoltura. Il settore secondario è l’industria, nata in Inghilterra nella seconda metà del Settecento e che include tutte quelle attività di trasformazione delle materie prime in prodotti finiti. Il settore terziario abbraccia l’insieme delle attività che forniscono servizi e che spesso si svolgono negli uffici, ma non solo, come per esempio l’amministrazione, le banche, i trasporti e l’informatica.

L’agricoltura ha origini antiche, ma non antichissime perché si è potuta sviluppare pienamente solo quando gli uomini hanno abbandonato la vita nomade da cacciatori e sono diventati stanziali e cioè hanno cominciato a fermarsi definitivamente in una determinata area. Da quanto ne sappiamo l’agricoltura si è sviluppata a partire da circa diecimila anni fa in un’area del Medio Oriente chiamata “mezzaluna fertile”, comprendente l’Egitto bagnato dal Nilo e la Mesopotamia bagnata dal Tigri e dall’Eufrate.

Epoca antica (dall’invenzione della scrittura fino al 476 d.C.)

Nella “mezzaluna fertile” sorsero le prime grandi civiltà agricole, tra di esse bisogna ricordare i Sumeri e gli antichi Egizi. Queste civiltà furono tra le prime a utilizzare l’aratro di legno e la zappa. L’allevamento degli animali fu una tappa importante dell’agricoltura perché essi sono stati il più importante aiuto nella coltivazione dei campi fino alla Rivoluzione industriale. Nell’antica Roma la coltivazione dei campi si basava sulla rotazione biennale, cioè ogni anno solo metà della terra veniva seminata, mentre l’altra metà veniva lasciata a riposo per restituire fertilità al terreno. L’anno dopo veniva fatto il contrario, in questo modo ciascuna porzione di terreno un anno era coltivata e l’altro “riposava”.

Medioevo (476 d.C.-1492)

In Europa la rotazione biennale durò più o meno fino a metà del Medioevo. All’incirca dall’anno Mille venne introdotta la rotazione triennale che durò fino al Seicento. Con la rotazione triennale il terreno veniva diviso in tre parti, ciascuna parte il primo anno era coltivata con il grano, il secondo anno con legumi e avena e il terzo anno era lasciata a riposo (maggese). Durante il Medioevo l’agricoltura in Europa vide l’arrivo di nuove piante portate dagli Arabi come il riso e gli agrumi.

 Epoca moderna (1492-1789) e contemporanea (1789-fino ad oggi)

Dopo la scoperta dell’America nel 1492 arrivarono in Europa altre piante come la patata, il mais e il pomodoro. Nel Seicento nel nord Europa furono introdotte tecniche più efficienti di produzione agricola. La rotazione triennale fu sostituita dalla rotazione pluriennale delle colture e la porzione di terreno destinata a riposare con il maggese fu invece adibita al pascolo. Nel Settecento in Inghilterra avvenne il cosiddetto fenomeno delle “enclosures” (recinzioni) e cioè molti terreni che prima erano pubblici diventarono privati. I nuovi proprietari, esponenti della borghesia e dell’aristocrazia, dettero un’impronta più imprenditoriale alla coltivazione dei campi: avviarono le prime grandi aziende agricole e sostituirono l’aratro in legno con quello in metallo.

L’Ottocento è caratterizzato dal progresso delle tecniche e delle macchine agricole per aumentare la produttività dei terreni, un progresso che si è intensificato nel Novecento e che nella seconda metà del secolo ha assunto il nome di “Rivoluzione verde”, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Oggi la ricerca nel campo dell’agricoltura avanza sempre più velocemente, ha allargato i suoi campi di azione e non comprende più solo macchine, fertilizzanti, fitofarmaci e pesticidi.

L’ingegneria genetica e le nuove tecnologie applicate all’agricoltura

Un discorso a parte meritano l’ingegneria genetica e le nuove tecnologie applicate all’agricoltura. Per quanto riguarda l’ingegneria genetica, bisogna dire che l’uomo da secoli ha cercato di migliorare la qualità delle piante attraverso gli innesti e gli incroci, ma solo da poco tempo è riuscito a modificare direttamente il DNA delle piante e cioè la loro struttura genetica per renderle più rispondenti a determinate caratteristiche, come per esempio la resistenza ad insetti ed erbicidi. Sono così nati i cosiddetti OGM, organismi geneticamente modificati. Le prime piante geneticamente modificate sono state commercializzate a partire dalla metà degli anni Novanta e oggi tra le più diffuse ci sono il mais e la soia. Poiché la diffusione degli OGM è abbastanza recente, esistono dubbi su eventuali rischi per la salute di uomini e animali e per l’ambiente, rischi che sono valutabili solo nel lungo periodo. In generale paesi come gli Stati Uniti hanno un atteggiamento di maggiore apertura su questa materia, mentre fino ad ora i Paesi europei hanno mostrato più cautela.

Per quanto riguarda le nuove tecnologie applicate all’agricoltura, esse possono permettere di svolgere con più profitto la coltivazione dei campi perché si hanno a disposizione più dati. Per esempio sistemi di guida assistita su trattori e mietitrebbiatrici collegati al navigatore satellitare (GPS) consentono di svolgere con più precisione e comodità lavori come l’aratura e la mietitrebbiatura. Oppure è possibile rilevare sulle macchine di raccolta quali parti del terreno producono di più e quali di meno. In questo modo l’anno successivo si può intervenire sullo spandiconcime per distribuire più concime sulle parti di terreno che l’anno prima hanno avuto una produzione minore e viceversa.

Lorena + Armando

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